Cos’è, da quale emozione viene accompagnato e come vincerlo
Il giudizio è una componente naturale dell’esperienza umana, che deriva da confronti, emozioni e condizionamenti ricevuti fin dall’infanzia. Spesso nasce dal paragone con gli altri, dall’insicurezza e dalla mancanza di autostima, portando a emozioni come invidia, rabbia, superbia e frustrazione. Può diventare una forma di difesa, un’abitudine radicata che ci fa sentire superiori o ci aiuta a stabilire confini. Se da un lato sembra dare forza perché ci pone su un piedistallo, dall’altro dimostra invece la debolezza umana. Dobbiamo dire, dobbiamo attribuire, dobbiamo esprimere verso l’altro.
Il giudizio può essere costruttivo o distruttivo. Se accompagnato da consapevolezza e rispetto, diventa un’opportunità di crescita per sé e per gli altri, aprendo alla comprensione e all’accettazione. Quando invece è carico di negatività e cattiveria, diventa un peso che
limita la libertà e ostacola l’amore per sé stessi e per gli altri. Il giudizio più dannoso è quello verso sé stessi, che alimenta insicurezze e impedisce l’accettazione personale.
Proviamo a riflettere e visualizzare due situazioni. La prima, vediamo una persona vestita in modo poco pulito, abbinamenti in contrasto, capelli al vento. “Che persona sporca, sicuramente non si lava”, “mamma mia come fa a vivere così”. Eccoli i nostri giudizi, noi giudici della vita altrui e convinti di avere una verità e un potere.
Ma no, non è questa la strada dell’evoluzione e della crescita personale. Se c’è qualcosa, o qualcuno, di diverso da noi, la nostra forza è l’accettazione. E non l’etichetta sulla base di una superficie. Se approcciato dal suo punto di vista funzionale, il giudizio può diventare
confronto costruttivo con gli altri. E ovviamente, in questa accezione, richiede un’attenzione importante. Mi relaziono con gli altri per avere spunti o esempi e non per paragonarmi e diventare massimo giudice. O dire sono migliore o sono peggiore.
Situazioni deleterie perché accompagnate da rabbia, invidia, presunzione o scarsa autostima.
La seconda immagine è la nostra. Pensiamo a un momento in cui abbiamo fallito o fatto una cosa sbagliando. Cosa ci diciamo? “Vedi, sei il solito o la solita incapace, non vali niente, gli altri lo sanno fare e tu no.” Questo è il giudizio verso sé stessi, che fa male tanto quanto quello esterno. E rappresenta una non accettazione di una parte di noi in modo passivo, e aggressivo, senza considerare la possibilità che possiamo invece lavorarci in modo produttivo e rispettoso del nostro essere. Un giudizio che pesa e condiziona la nostra vita, i nostri pensieri e anche i comportamenti.
Il giudizio malato abbassa le vibrazioni e infanga prima di tutto chi lo esprime.
Liberarsi dal giudizio richiede consapevolezza, controllo dei pensieri e volontà di trasformare le emozioni negative in apertura e comprensione. Mettersi nei panni degli altri, riconoscere le proprie proiezioni e rispettare il libero arbitrio sono strumenti essenziali per ridurre il giudizio. Ogni persone è unica e speciale. Lo è nei suoi punti di forza e lo è per i propri limiti o per la scelta di vita. Il vero cambiamento avviene quando si smette di giudicare automaticamente e si sceglie consapevolmente di sostituire il giudizio con compassione e amore. Significa seguire la legge universale dell’amore ma con precisa consapevolezza. Rispettare gli altri e il mondo.
Iniziamo subito con una prova, una sorta di esercizio. Guardiamo qualcosa di completamente diverso da noi, una foto con un abito che non indosseremo mai, o leggiamo un’opinione diversa dalla nostra. Mettiamoci in una posizione di neutralità che vuol dire accetto anche se non condivido, rispetto anche se diverso da me, e non associo nessuna emozione o necessità di esprimere il mio giudizio. È qualcosa che possiamo provare e ripetere, finché non diventa naturale il principio di accoglienza.
Accogliere. Amare. Rispettare.